La sigaretta elettronica fa male?

Da diverso tempo, abbiamo imparato a conoscere la sigaretta elettronica come un importante strumento nella continua lotta al tabagismo. Pubblicizzato dalle industrie produttrici come assolutamente rivoluzionario, questo surrogato elettronico consente di inalare una sostanza vaporizzata composta da glicole propilenico, glicerolo, nicotina liquida pura e aromi naturali: praticamente l’effetto di un cerotto alla nicotina, ma che in più consente di lasciare inalterati tutti quei riti tipici della sigaretta. Una differenza non da poco, se consideriamo quanto la gestualità sia un elemento chiave della costruzione del processo di dipendenza da sigaretta, e comunque basta chiedere a un qualsiasi fumatore per averne un’immediata conferma.

Dato che l’elemento cancerogeno della sigaretta tradizionale non risiede nella nicotina, la sigaretta elettronica è sempre stata considerata un prodotto assolutamente sicuro. A tale scopo sono stati condotti diversi studi in tutto il mondo, e in particolare anche in Italia. Un’esaustiva relazione, è consultabile presso il  sito della LIAF (lega italiana anti fumo), da cui si evince che dal 2008 ad oggi non sono stati individuati pericoli rilevanti per la salute del “fumatore elettronico”, ne tanto meno sono stati riscontrati effetti indesiderati o avversi nei fumatori che hanno fatto uso delle sigarette elettroniche.

Questo perlomeno quanto sapevamo fino ad oggi.

L’Oms ha infatti lanciato un nuovo allarme, durante la Conferenza sul controllo del tabacco (Cclat), tenuta a Punta del Este, in Uruguay, proprio in questi giorni.

L’organizzazione mondiale della sanità si è scagliata duramente sul sostituto elettronico della sigaretta. Secondo quanto sostenuto, infatti, vanificherebbe completamente gli sforzi delle campagne anti fumo, in quanto lascerebbe intatta l’abitudine del fumatore a tenere la sigaretta nella propria mano come ribadito da Eduardo Bianco, direttore regionale dell’Alleanza per la Convenzione-quadro anti-tabacco durante il suo intervento. Anzi, in alcuni paesi è consentito utilizzarle dove normalmente sarebbe vietato fumare, boicottando l’effetto positivo delle leggi “proibizioniste” come ad esempio la legge Sirchia in Italia. Oltre ad essere messa sotto accusa l’incapacità di aiutare il tabagista a smettere di fumare, è  stato messo in evidenza come esista anche un concreto rischio per la salute del consumatore. È stata quindi sottolineata la necessità di regolarizzare l’impiego delle sostanze aromatiche contenute nella sigaretta elettronica che, in alcuni casi, possono essere infatti più nocive del tabacco. Un impegno preso dai Paesi membri dell’Oms che ora dovranno assimilare il principio nelle singole legislazioni.

Una doccia fredda per tutti i fumatori che avevano riposto in questo apparentemente rivoluzionario prodotto la speranza di riuscire a combattere definitivamente la propria dipendenza da sigaretta. Ma non solo i fumatori dovranno preoccuparsi, perché se davvero si confermasse quanto emerso dalla cinque giorni di Punta del Este, è possibile che la moda della sigaretta elettronica possa subire un forte ridimensionamento, mettendo in difficoltà chi aveva puntato su questo prodotto.

Sul portale italiano della sigaretta elettronica comunque, esiste la traduzione del documento ufficiale dell’OMS, dove sembrerebbe ridimensionato l’allarme lanciato inizialmente. Una cosa è certa: servirà maggiore chiarezza nella descrizione delle sostanze utilizzati per la sigaretta elettronica.

Pubblicato il: 25/11/2010 | Categoria: Sigaretta Elettronica | Tag: , , , | Nessun Commento »

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